| Un tempo l’uomo
era il protagonista che si muoveva in un ambiente costruito secondo le
proprie esigenze e ogni definizione architettonica era condizionata
dalla sua funzione. Oggi siamo scivolati all’opposto: è l’uomo a doversi misurare e adattare all’architettura, che segue canoni e dettami spesso avulsi dal bisogno umano, spesso meri esercizi di stile e forma fini a se stessi. Ci troviamo così a doverci confrontare con realtà estremamente varie, in un contesto urbano e sociale costruito troppo spesso senza tener conto della dimensione umana, oppure inadeguato al nostro modo di essere e di pensare. A volte possiamo incontrare spazi che portano a riflettere sulla propria esistenza o altri che invitano a soffermarci o ci respingono. Ogni situazione odierna offre comunque un’ampia possibilità di confronto con lo spazio e il tempo, impossibile fino a qualche secolo fa. Ed è su questa riflessione "metafisica" sull’uomo e il suo spazio che si fonda questa ricerca, nata come esigenza interiore di ritrovare una giusta dimensione e un equilibrio nella quotidiana realtà, non più vissuta ed accettata come una giustapposizione alla nostra individualità ma come possibilità di dialogo e critica. In queste immagini, l’uomo ridiventa il protagonista. La sua posizione davanti alla scena assume una valenza tragica antica ed è qui che l’apparente staticità si trasforma in dinamicità: il soggetto ci comunica il suo pensiero, il suo essere hic et nunc. In questa prospettiva dialettica, la scena colorata e costruita alle sue spalle, diventa parte integrante della tragedia, e protagonista della stessa dimensione metafisica. L’Io narrante simbolizza non solo la situazione, ma la sua stessa storia e identità culturale. Con il proprio linguaggio del corpo trasmette alienazione, disagio, potenza, dominio, frustrazione, inadeguatezza, piacere, provocazione... nei confronti del mondo oggettivo a lui suo malgrado imposto. E’ un ritorno alle origini, alla ricerca di una propria identità e libertà di scelta, senza condizionamento alcuno. La scelta del collage, dove vengono usati due diversi tipi di polaroid, sottolinea il distacco dalla scena dei personaggi nella loro cosciente individualità, riuscendo nel contempo a ristabilire e rafforzare un rapporto critico e dialettico con la realtà, apparentemente in piano secondario ma sempre prepotentemente presente come scena. Non a caso ogni intervento è esclusivamente manuale, a sottolineare energicamente la valenza e la dimensione corporea del messaggio, dove l’uso del computer o di un ritocco pittorico successivo, non potrebbero trovare alcuna giustificazione. La scena è a volte scelta e cercata, a volte si presenta casualmente; l’equilibrio è reso sia dai colori che dall’inquadratura, passando per un intervento manuale sulla superficie durante il rapido sviluppo che ne determina la drammaticità in quel determinato momento. In questo contesto viene posta la figura umana, la quale assume rilievo e importanza, anche se a volte può sembrare in secondo piano, proprio a causa della tecnica usata: i corpi ricordano nelle loro posture la classicità delle statue greche e l’analogia è ribadita dalla visione leggermente indefinita e dalla frammentazione della superficie riportata su carta che fanno pensare alla pietra e al marmo corrosi dal tempo. In definitiva questo "Theatron" costituisce il diario stesso dell’autore, il suo viaggio in cui ritrova se stesso e le proprie radici nella capacità di poter ricreare un costruttivo e armonico rapporto con l’attuale realtà. It once was true that Man was the
protagonist, the leading character who moved through an environment
created to suit his own needs and where architecture was defined by its
function and role. Today we have slipped in the opposite direction: it
is now Man who must measure himself against - and adapt to -
architecture, which often seems to follow rules and trends distant from
human requirements and with forms and styles which seem only to be an
end in themselves. And so we find ourselves having to live with and
within widely differing environments, in an urban and social context all
too often built without consideration for the human dimension, or simply
inadequate for our way being, of thinking. |