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Quando il dottor Edwin H. Land propose
nel 1948 il suo primo apparecchio a sviluppo immediato, e lo chiamò
Polaroid, non immaginava certo che la sua invenzione avrebbe dato inizio
non a un linguaggio ma addirittura a una serie di linguaggi. Il suo
scopo era molto circoscritto: liberare l'utente dal rapporto di
dipendenza dal laboratorio fotografico. Ciascuno aveva diritto ai propri
ricordi, pensava Land, senza intermediazioni, e senza il rituale del
tempo dell'attesa. I ricordi, subito. Le Polaroid (i molti tipi di Polaroid,
per la verità) avevano una caratteristica comune. Usiamo il passato,
perché in questo momento il futuro della compagnia e dei suoi prodotti
non è affatto certo: la rivoluzione digitale ha tolto ossigeno a una
compagnia che negli anni Sessanta e Settanta era considerata un
investimento-cassaforte, una delle società più solide presenti sul
mercato. Forse in futuro qualche orientale coraggioso acquisirà i
diritti della tecnologia, e
continuerà ad offrire agli artisti (gli unici autentici utenti di
Polaroid rimasti) la tavolozza di questi straordinari materiali. Oggi
nessuno è in grado di fare previsioni, dunque parliamo di una
tecnologia trascorsa, agonizzante, per la quale è giusto l'uso del
passato. Dicevamo di una caratteristica comune a
tutte le Polaroid. Che era quella di dichiararsi come tale. Sono una
fotografia, diceva con impertinenza ogni stampa (stampa? Neppure questa
parola è del tutto corretta). E sono una fotografia, diceva, di quelle
inventate dal dottor Land. Una “schiaccia e guarda” priva di
interventi tecnici. Sono una fotografia, e non mi sogno di tentare di
essere qualcosa d'altro. Non un oggetto fine art, non una delle
mimesi della pittura o di altre forme di creatività visuale.
Questa dichiarazione un po' sfacciata ha una storia: fu Man Ray,
all'inizio degli anni Trenta, a produrre oggetti che si dichiaravano
come fotografie e che non potevano essere altro. Le solarizzazioni
controllate dell'americano a Parigi rappresentavano la prima prevalenza
del concetto sul prodotto fisico dell'intera storia della fotografia, il
che non deve sorprendere, visto che Man Ray operava in un ambiente
fortemente impregnato di protoconcettualismo, qual era il mondo dada. La dichiarazione sfacciata di sé
piacque anche ai concettualisti veri, quelli degli anni Settanta e
Ottanta del Novecento, che privilegiavano al pari dei dadaisti il
processo creativo rispetto al risultato. E in effetti la prima grande
vampata di uso delle Polaroid nel mondo della creazione estetica risale
a questo periodo: basti pensare alle paccate di immagini attraverso le
quali Andy Warhol documentò i suoi momenti di vita quotidiana,
inclusa l'imbarazzante richiesta di fotografare i genitali di
chiunque, maschio, entrasse nella Factory (e l'elenco degli
assensi e dei dinieghi sorprenderebberebbe chiunque, raccontava Warhol,
che però non ci ha lasciato gli elenchi). C'è un altro fattore che accomuna le
Polaroid, e le rende care agli artisti, ed è la loro imperfezione.
Ciascuno dei processi inventati dal dottor Land e dai suoi successori
non mira a offrire immagini perfette, sempre che il termine abbia un
significato, oppure più vere del vero, come fece per lungo tempo il
resto dell'industria fotografica. In realtà ogni mezzo impone la
propria palette cromatica: l'olio è diverso dai pigmenti da
affresco, i colori ad acqua sono diversi dalle tempere, la Fuji Velvia
è diversa dalle Kodachrome, una reflex digitale offre un risultato
diverso da quello di un dorso professionale con il suo software
integrato. Però in fondo c'è sempre una speranza di mimesi: i miei
colori non sono “veri”, ma utilizzando una serie di artifizi
possiamo avvicinarci a una riproduzione ragionevole dei colori ritratti
(chi si occupa di riproduzione di opere d'arte sa quanta fatica costi
quell'“avvicinarsi”, e quanto approssimativo sia il
“ragionevole”). Le Polaroid non hanno mai tentato di
avvicinarsi alla riproduzione. Anzi, ogni varietà del materiale
mostrava una palette cromatica propria. Non solo: ogni varietà
ha una capacità di registrare i dettagli e le sfumature. Più o meno,
ogni Polaroid ha un proprio tasso di pastosità che lega il materiale più
ai connotati visivi del sogno che a quelli della percezione del reale.
Evidenza del concetto e del processo e legame onirico sono dunque
le caratteristiche specifiche di questo materiale. È un gioco complesso, che Euro Rotelli
rende ancora più complicato. Da un lato, i suoi soggetti sono
realistici: nudi, paesaggi, luoghi che possiamo riconoscere, suggestioni
della natura. Per ciascuno di questi soggetti, abbiamo un'aspettativa
visiva: la piramide del Louvre l'abbiamo vista, dalla realtà o
ritratta, e quindi in qualche modo sappiamo cosa vorremmo ritrovare
nell'icona. La piramide di Rotelli è diversa da questa aspettativa; non
abbastanza da essere irriconoscibile, abbastanza da costringerci a
riflettere. Qui interviene l'aspetto concettuale insito nelle Polaroid,
che induce per l'appunto a riflettere. Rotelli compie un passo avanti,
lavorando manualmente le immagini durante il processo di sviluppo (un
affare di qualche minuto, che richiede velocità manuale di intervento e
capacità di previsualizzazione). Il concetto del processo diventa più
evidente, senza annullare in questo il soggetto. Se nei paesaggi urbani prevale il
concetto, in altri tipi di paesaggi e nei nudi ha il sopravvento la
percezione paraonirica, il richiamo al sogno (o, perché no, al
desiderio). Anche in questi casi l'intervento dell'autore in fase di
processo è intensa, ma di altra natura; il concetto si sfuma, è meno
clamorosamente evidente; l'oggetto assume una propria sensualità, un
contenuto materico più visibile. Ogni immagine, ogni serie di Rotelli in
qualche modo pendola tra i diversi punti cardinali: soggetto, con la
nostra aspettativa visiva ad esso legata, processo, concetto, sogno.
L'ultima serie proposta da Euro Rotelli, quella contrassegnata dalla
sigla Theatron, raggiunge un ulteriore livello di complessità. Lo fa
ricorrendo a un processo antico, quello del montaggio per incollatura, a
noi familiare sin dai tempi della nascita del futurismo. In queste
immagini il pendolo non si ferma, muovendosi continuamente tra i punti
cardinali. Fabio Amodeo
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Lo sguardo tattile
Il percorso creativo di un artista,
la sua intera ricerca, porta con sé il principio del Viaggio, inteso come
spostamento, perlustrazione, indagine. A seconda delle scelte linguistiche
e poetiche attraverso le quali si compie, questo viaggio mette in scena
attenzioni e dimensioni diverse: più intimiste quando legate
prioritariamente alla riflessione, al pensiero, all’immaginazione; più
esteriorizzate sul fronte collettivo laddove emerge l’attenzione verso
il mondo, osservato e analizzato da uno sguardo indagatore. Per sua stessa
natura, il linguaggio fotografico s’inscrive in questa seconda modalità
di azione, perché ritaglia porzioni fenomeniche dell’esistente per
narrarci, con occhio vigile e iperrealista, surreale, denigratorio,
poetico, ironico o, ancora, assurdo, un angolo di mondo, di storia, di
emozione. Lo fa aderendo alla realtà in misure diverse, ma sempre
conservandone una traccia, un indizio, ossia quell’immagine dalla quale
ha preso le mosse l’azione del fotografo, magari poi stravolgendola in
altro da sé. Rispetto alla realtà, insomma, la fotografia agisce su un
ampia linea di scorrimento, che da un lato conserva la massima fedeltà al
dato fenomenico e, dall’altro, può arrivare alla totale astrazione,
perdendo però la sua intrinseca anima di acuta “forbice” sul mondo. L’opera di Euro Rotelli si
sviluppa su questa traiettoria, che dalla realtà approda al suo
stravolgimento creativo, senza mai toccarne gli estremi, muovendosi con
grande agilità sulla corda tesa di un sapiente equilibrista. Non cade
mai, infatti, sul terreno stabile del vero; ma non resta nemmeno sospeso
nel salto verso un altrove smaterializzato e idealizzato. Ed è proprio
l’incontro tra la sua poetica, quindi il pensiero creativo, e la scelta
linguistica, ossia la tecnica utilizzata, a dettare il passo del sottile
equilibrio fra verità e immaginazione che caratterizza tutto il suo
lavoro. Prodotto con diversi tipi di Polaroid, si fa carico di quella
valenza concettuale tesa all’ideazione, di quel gusto per
l’imperfezione che dalla sua origina distingue questa specifica
tecnologia da altri mezzi fotografici. Un ‘gusto’ divenuto tale nelle
mani degli artisti, che hanno individuato nell’infedeltà di cromie e
sfumature rispetto al dato reale un modo per evadere dalla fedeltà della
riproduzione, mentre per il fotografo occasionale tale infedeltà,
percepita come una mancanza, veniva accettata in cambio della possibilità
di ottenere subito e autonomamente l’immagine stampata. Nell’era del
digitale questa percezione dell’amatore è ormai cambiata, tanto che le
Polaroid rappresentano una sorta di eccellenza nella fotografia d’arte,
ma ancora per poco, dato che il mercato segue le richieste numericamente
alte, quindi la via dell’amatore ormai rivolto alle potenzialità della
fotografia digitale. Questa annunciata scomparsa delle
Polaroid ci mette nella condizione di guardare al lavoro di Rotelli, così
come a quello di altri artisti che operano con la stessa tecnologia, con
un pizzico di nostalgia per ciò che non sarà più, ma anche con la
consapevolezza di trovarci innanzi ad opere che, segnando
un’epoca, si caricano di un significato in più. Mi riferisco al
principio di unicità e irripetibilità che per lungo tempo ha segnato il
confine tra fotografia e pittura, al punto da porre l’interrogativo
sulla reale o presunta connotazione dell’immagine fotografica come opera
d’arte. Insomma, se qualcuno nutrisse ancora qualche dubbio in tal
senso, le immagini prodotte con le Polaroid sono quelle che meglio di
altre certificano l’appartenenza della fotografia all’universo
dell’arte tout court. Fermo restando che reputo ormai anacronistico tale
dubbio e che quindi non credo si debba per forza cercare una valenza
pittorica nella fotografia per poterla definire un’opera d’arte, è
certo che le immagini prodotte con Polaroid e manipolate da parte
dell’artista, portano con sé il sapore della pittura. E’ proprio questo il ‘segno’
che emerge nell’opera di Euro, sempre. Quando di una città ci
restituisce l’atmosfera che non sappiamo più se percepita innanzi a
quel luogo o all’immagine che ne hanno dato i pittori del passato,
ma in ogni caso la riconosciamo; quando in una scena di vissuto sociale
traduce il dinamismo in segni ombreggiati e manipolazioni cromatiche;
quando insegne stradali, graffiti e manifesti pubblicitari detengono il
protagonismo dell’immagine virando la loro funzione comunicazionale in
mera texture visiva; quando un corpo umano affiora dal fondo con la
plasticità di una scultura o, ancora, quando un paesaggio naturale svela
il lirismo che solo lo sguardo e il pensiero dell’uomo è in grado di
attribuirgli. In tutti questi esempi persiste la
riconoscibilità del dato fenomenico, fatta eccezione per le rare immagini
che tendono all’astrazione. Rare proprio perché non sono loro a
detenere la poetica di fondo del lavoro di Rotelli. Si tratta di
fotografie che vanno lette nel contesto dell’intera produzione, entro le
diverse vie di quel ‘viaggio’ che contraddistingue lo spirito nomade
dell’autore; nomade e al contempo stanziale, ossia ancorato al vero
quale dato imprescindibile per approdare all’altrove. Le immagini meno
riconoscibili, sorte dalla ripresa di un manifesto o da una scena di vita
che, manipolate, appaiono sfumate e alterate, vanno quindi lette come
battiti emozionali che stravolgono il dato visivo e che, nel respiro
complessivo dell’opera fotografica, non fanno altro che affermare la
volontà di affondare nel vivo dell’esistenza. Quello di Euro Rotelli è, allora,
un viaggio lirico condotto sul doppio registro della narrazione e
dell’evocazione. Un viaggio la cui messa in opera chiama in causa lo
spostamento, il dinamismo, del corpo, dello sguardo e del gesto
dell’artista. Un viaggio che si compie verso il paesaggio, naturale e
urbano, e a ridosso della corporeità umana, tutti concepiti come
territori da esplorare, manipolare e re-inventare. Da quest’ultimo aspetto — la
re-invenzione dell’esistente — affiora l’intensità poetica e
l’identità creativa del lavoro di Euro, che si compie nell’incontro
di due modalità cognitive e linguistiche: lo sguardo, affidato alla
pratica della fotografia; e il tatto, l’intervento diretto della mano,
che chiama in causa la valenza pittorica e si compie sulla pellicola della
Polaroid, sistema che l’artista ha scelto proprio perché gli permette
di intervenire e di incidere sul risultato finale. Da qui il titolo della mostra, a
sottolineare la particolarità di un’opera in cui lo sguardo si fa
tattile: seleziona, ritaglia un’immagine dalla realtà per poi alterarla
per via manuale, segnando le tracce di un gesto manipolatore su quella
stessa immagine. Da questo indissolubile intreccio
fra sguardo e intervento manuale, entrambi diretti dal trasporto
emozionale e creativo, nasce quel processo di re-invenzione della realtà
che rappresenta il punto centrale dell’intera produzione di Euro Rotelli.
Si tratta, però, di un processo complesso, che emerge in modo diverso di
serie in serie, e che vale la pena di sviscerare rimescolando le
“carte”, nel tentativo di offrirne una chiara percezione. Ciò significa osservare e
attraversare l’intera produzione dell’artista, aprire gli ampi
cassetti in cui sono conservati, suddivisi per blocchi, numerosi pacchetti
di Polaroid; sfogliare cartelle di diverse dimensioni, per osservare
originali di Polaroid 809 e di Polaroid 600; affondare lo sguardo e il
pensiero su pareti e altri cassetti ancora, in cui appaiono esemplari di
tirature delle stesse immagini, stampate in Lambda e, ancora, riguardare
l’archivio digitale, in parte riversato nel sito. Suddiviso in serie
tematiche, di cui ogni scatto porta il relativo titolo e una diversa
numerazione, il ricco e diversificato lavoro di Euro si presta ad una
rilettura critica tesa a metterne in luce il filo rosso che scorre
trasversalmente sull’intera produzione, di cui la titolazione della
mostra annuncia il paradigma di riferimento. Lo sguardo tattile contiene
in sé una sinestesia sviluppata in due direzioni. La prima affonda
nell’identità tecnico-linguistica delle Polaroid, votate alla selezione
di un frammento di mondo attraverso la vista e, al contempo,
all’intervento manuale che ammicca al fronte pittorico. La seconda
direzione, invece, è quella della poetica dell’artista, tesa fra
l’occhio indagatore del fotografo e lo spirito creativo dell’artista. Partendo dal mescolamento delle
“carte” e da un successivo riordinamento, emerge la scansione
dell’opera di Rotelli in due sostanziali fronti di attenzione: quello
del copro umano e quello del paesaggio, naturale e urbano, meglio
definibile in tal caso con il francese environnement, che nella sua
accezione arcaica indica ‘dintorni’, ossia ‘intorno’, inteso come
ciò che sta nelle vicinanze, da ogni parte, quindi come ambiente
che circonda l’uomo ed entro il quale la figura umana vive per via di
adesione e partecipazione, o di contrasti e prese di distanza. Questi due ambiti d’attenzione
restituiscono complessivamente un processo di umanizzazione del paesaggio,
attraverso lo stravolgimento interpretativo; e un parallelo processo di
“oggettualizzazione” del corpo, che nella sua bellezza formale,
gestuale e posturale assurge all’ambito scultoreo. L’intreccio di questi due processi
conduce ad una sorta di neo-umanesimo, alla volontà di ridefinire la
centralità dell’uomo, ma in simbiosi con l’ambiente naturale, urbano
e architettonico. Una volontà che scorre in ogni
immagine, in ogni ciclo tematico — nel paesaggio perché stravolto
dall’interpretazione e dall’azione manuale dell’autore, nei nudi
perché si elevano a visioni paesaggistiche — ma che l’artista mette
in scena in modo ancora più intenzionale nella serie intitolata Theatron:
una sorta di diario del suo “viaggio” personale, dove la figura umana
in bianco e nero s’inserisce nella scena architettonica e urbana, a
colori, riaffermando la propria centralità. Dal corpo al paesaggio, andata e ritorno, Lo sguardo tattile propone così un percorso che esula dal principio della successione cronologica e ridisegna il passo della scansione tematica, ma condensandola in tre sezioni: la prima dedicata al corpo umano, la seconda al paesaggio — naturale e urbano —, la terza all’incontro di entrambi. Sabrina Zannier |
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L’AMOUR ET PSYCHE’ Ispirato dalle vicende mitologiche di Amore e Psiche, storia eterna e straordinaria carica di fascino e di poesia, Euro Rotelli elabora un progetto d’indagine fotografica che arricchisce e dà maggiore visibilità al processo evolutivo del suo già affermato talento artistico. Basandosi sulla versione letteraria di La Fontaine, l’autore friulano di origine toscana dà vita a un lavoro intrigante, di pregevole taglio culturale, con una narratività raffinata, elegante, colta, un vero e proprio inno all’amore espresso attraverso il linguaggio del corpo, che gli permette di far dialogare, con equilibrio e armonia, in uno stile ormai acquisito, lo studio e l’interesse per il nudo. Interesse che egli riesce a coniugare con la ricerca e la sperimentazione tecnica, sviluppando gli snodi centrali e più significanti del suo fare fotografia: scatti in Polaroid manipolati in fase di sviluppo, in doppia esposizione, digitalizzati. La scrittura fotografica di Rotelli, coordinata nell’organizzazione compositiva, è complessa e articolata, è descrittiva e concettuale, oltre ad essere estremamente coinvolgente. Non solo. Essa è ricercata, permeata di sentimento, studiata in ogni dettaglio, vissuta intensamente, caratterizzata da una specifica connotazione stilistica, sintesi di un imprinting autorevole; raccoglie momenti interpretativi autentici, veri, onirici; rappresenta un modo di esprimersi che nasce e si sviluppa come processo che è, al tempo stesso, interpretazione e progettualità, traduzione e creatività. Questo nuovo lavoro ne è una espressione significativa e concreta: è un progetto che offre subito, di primo acchito, il senso della storia ed eleva la percezione visiva a sintesi di un’osservazione che penetra “dentro” il contesto, scandaglia l’intimo del momento, descrive l’invisibile e dà dimensione alle sensazioni, ai sentimenti, alle emozioni, all’eros che in qualche occasione sublima l’istinto. Ogni immagine è un segmento particolare della favola ispiratrice, un attimo singolare che assume contenuti e forme. E’ il tassello di un mosaico, l’approdo iconico di un momento di voluttà, il segno distintivo di un punto di vista, la ragione di una scelta, la trasposizione letterale di una sensazione, la visualizzazione di un sentimento. Ed ecco allora che prende corpo la rappresentazione dell’amore sensuale, dell’amore narcisistico, dell’amore puro, di quello generoso; viene descritta la scoperta della sessualità, della complicità, del piacere, della spiritualità. L’Amour et Psyché è una trama di momenti espressivi affascinanti nel quadro di una narrazione intrisa di emotività, uno stupendo e vibrante paesaggio di sensualità. A Euro Rotelli interessa il corpo in quanto veicolo per esprimere emozioni, fare riflessioni, esternare sensazioni. “Sarò fotografo” – dice – “fino a quando potrò esprimere me stesso in modo creativo, senza vincoli, perché la fotografia, questa fotografia, è la mia poesia”.
Fotocult 08/2008 Fausto Raschiatore |
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Quali migliori simboli per
rappresentare il divenire trionfante della natura “infiammata” o
“sublimata” che la scelta d’un fiore e d’Amore e Psiche? Euro Rotelli si cimenta così
attraverso il suo mezzo espressivo, la fotografia, per riannodare un
eterno racconto, quello del potere che obbliga le cose a unirsi e creare
la vita; da l’anima (Psiche) sedotta dalla sensualità (Eros) sino
all’erratica ricerca di purificazione per raggiungere la coscienza e
sublimare l’istinto; origine di tante favole note e raccontate con una
spinta verso il meraviglioso dove cavalli e serpenti di notte diventano
giovani bellissimi, spose nascoste o mancate e di fanciulle “alla
ricerca del perduto amor”; una trama che vive ancora e rappresenta Amore
che una legge o una disparità tronca o vieta fino alla purificazione
attraverso il difficile percorso dell’iniziazione. Quanti richiami per Rotelli e la sua
ricerca sempre da reinventare con un’originale scelta tecnica, che da
vibrazioni di favola svela un nuovo racconto. Come nel tulipano che
simboleggia chiaramente un altro ciclo perpetuo dell’amore e simbolo che
gli amanti si scambiavano. Tutto seta e fuoco, quello di Rotelli è come
un tizzone ardente, come il desiderio amoroso di Amore e Psiche prima
della sublimazione dell’istinto. La Persia, sua patria d’origine, lo
lega a una poetica leggenda sino a quando sulle rive del Bosforo il rosso
fiore diverrà il più popolare e ricordato anche nelle Mille e una
notte. Il fascino di un racconto e la sintesi delle valenze
sperimentali di Rotelli paiono anche qui continuare quel percorso che
iniziò nel 1949 con la Polaroid Edwin Land e celebrato da Ansel Adams;
Euro in questi interventi innesta le atmosfere riviste dalla sua
sensibilità attraverso quella padronanza tecnica da cui il vero fotografo
non può prescindere. Gilberto
Ganzer |
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"Nature does not create art. It is we,
with our ability to interpret through the human brain, who see art."
(Man Ray)
PHOTOGRAPHY AS ART "The headquarters of the institute was beseiged by the crowd of onlookers. I arrived two hours early but couldn't get in. Several days later, the opticians' shops were full of amateurs trying to get hold of the Daguerrotype machine" said Marc-Anton Gaudin, an eye-witness, speaking about the meeting on the 19th August 1839 in Paris when in front of the gathered members of the Academy of Sciences and the Academy of Arts, the parliamentarian Francois Arago presented Daguerre's invention. The enthusiasm affected everyone including the scientist Gay Lussac who said, "A new art form has been born" Others reacted in a different way. The writer Charles Baudelaire wrote a pamphlet which spoke of the risk of art declining and good taste being eroded by the vulgarity of the photograph, whilst others feared that painting itself would soon disappear. As we can see, the question of the rapport between photography and art emerged simultaneously with the birth of the new art form. So we should not be surprised that this has continued up to our own time. This is because there is a clash between two concepts with little in common - that of the absolutists, who deny that photography has any artistic connotation, and those who abuse the word 'art' which is used for any form of expression including the stuff, maybe that dreams are made of, which is all too often scrawled upon the city's subway halls and tenement walls. The solution to the problem can be summarised in the words of Man Ray when he said that the true destiny of photography was not to become the art form of the future but to be quite simply another type of art. The word should be written with a small letter because Art disappeared a long time ago. Recent years have seen the growth of a market, with some photographs changing hands for exorbitant prices - a sign of a degree of interest which has involved an increasingly knowledgable group of collectors. The fact that a photograph can be reproduced has not worried these people, who are reassured by the limited edition certificate of the artist (who has no interest in increasing the number of copies and so reducing their value). A market which developed in the United States, France, England, Germany and Japan is now growing in Italy too, a country where the culture of appreciation was often lacking rather than talented photographers themselves. An artist like Euro Rotelli deserves to be analysed in this wider context. Considering only the aesthetic aspects of his works is limiting if we do not consider the role which research has played in his poetry. Rather than keeping his professional work separate from his creative achievements, Rotelli is always guided by passion be it when he carries out commissioned work or when he investigates new techniques following his own intuition. Swapping from, for example, publicity photographs to the interpretation of a landscape, is not a limitation for him but a further stimulus to find new paths which meet with surprising results. The early, youthful artistic experiences are without doubt important from the personal point of view, but do not seem to have influenced his aesthetic vision. This can be seen in the way in which he moves from colour to black and white (which he prints himself). As often happens with the most creative artists, it needs the meeting with a new element to enable Euro Rotelli to boldly express his personality. The flexibility of the real time development of polaroid film is the true test, the ideal interface, the environment in which he can move with the greatest freedom of expression. The reason for this is in the spontaneity of this medium which hides, behind its apparent simplicity, a whole range of variables to discover and to apply creatively. In this way, works of particular beauty such as "Lagoon" are born, with its theme of a natural landscape. The immobility of the places, careful composition, the absence of a human presence, are expressed in almost metallic tones which recall the early Daguerrotypes. When Euro Rotelli shifts his attention to the urban landscape, his technical choice also changes. Bright chromatic images emerge where work on the surface of the polaroid shows decisive signs of black, sky blue and violet. These choices are a constant theme when illustrating the monumental nature of New York, the seductive beauty of Paris, and when he uncovers the hidden fastination of a city like Trieste where he is able to evoke the atmosphere of Mittel-Europ . His poetic side is often found in delicate works such as "American Dream" where he reveals a lesser known dimension of American life through small but significant details, or like " The City of Dreams" where he underlines, especially at nightfall, a surrealistic vein which he then re-visits in "Theatron". The two works that he presents on this occasion are the nearest to the themes dear to art, because the representation of the body and of nature are at the root of painting and exalt its very essence. Among the many ways of approaching the subject of the nude, Rotelli has chosen one which is particularly evocative and fascinating; on the one hand he does not hide the detailed description of the characteristics of the body, on the other, he places them in a deliberately non-realistic setting. The choice of posture, of the fluidity with which the movements are captured recalls dance, but this does not underline the strictly narrative, rather the dreamlike dimension which enables the body to free itself into an abstract world where what counts is the beauty of the gesture. The hands and the legs entwine so as to create imaginary geometric compositions. The muscles strain to emphasise the harmony of the movements, the indiviual figures measure themselves against the surrounding space, the couples try to follow each other in a game of continuous sensation and this helps to explain the reason for the title "Vibrations". Sometimes the call is so strong as to force the observer to halt as if he or she feels the intensity of the metaphor or the sudden appearance of an ancient stylistic element offered in a contemporary form. The choice of black and white is not by chance because it suggests a dimension which prefers the subtlety of interpretation to descriptive realism. On those bodies, the light plays softly to underline the muscles until it creates a clear contrast and areas of shadow which the polaroid process transforms into metallic patches in which to view oneself. The refined nature of the printing cannot be easily reproduced; one must be close to the photograph and move slightly to the side to observe how the surface reacts to light as if it had in some way a life of its own. The work on tulips although it is so different in that it is centred on colour as its principle element, also has the search for an empty space on the final frontier of the abstract as its main characteristic. If in "Vibrations" this is the metallic nature of the background light, here a special white dominates, which sometimes mutates into a highly delicate shading of blue, of green, of yellow - although it never loses its role which remains that of being a contrasting element on which the forms of the flowers stand out. The photograph comes closer, shifts the angular vision until it reveals the inside of the corolla which appears as if it desires to make a portrait of that tulip which in turn responds with a sort of smile and returns to underline the closeness of the stems in couples and in groups. Underlining the similarities but also the great differences between flowers - only those who know not how to observe believe they are all alike while for the true observer surprises are never far away - Euro Rotelli creates a grand compositional game dominated by the delicate nature of the whole. The result is that of a surface which seems to capture the breeze while caressing the petals of the tulips and succeeds in returning to us the flowers, immobilised in their lightness - and it is then that we can understand how photography can be art. Roberto Mutti |
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Silence is the most thunderous sound of all.
It is the roar of Nothing and, for this very reason, is the deafening
din of Everything. The wadded transparency that is absence of sound
frightens and disorientates. In silence, the most commonplace
certainties fail; even when there is not the slightest anxiety, doubt
creeps in and violates even the most serene perceptions. The total
absence of sound disturbs and unsettles. Once we have identified and
understood where the trick is, where the solution lies, the moment of
difficulty is overcome: non-fear is the only path leading to a way out.
Fear blocks, impedes, imprisons. Fear stiffens, does not allow the
thoughts to flow, and obfuscates the seen. Liberated from the anxiety of
fear, we are finally free to wander, advance, proceed. But above all, we
are able to tackle the silence, to the point of wishing to pursue it and
make it our own. The photographic research of Euro Rotelli focuses on the potential of silence. The richness offered by not being disturbed by futile external interferences pursues his shots and becomes their prime mover, their most energetic guiding force. The emotion unleashed at the moment of the shot is perpetuated and reaches as far as the final moment, up to the printing of the photo. His photographs are of a very specific type and format; Polaroid snapshot is the sole protagonist of his action. This tiny portion of film is, however, not content with the initial appearance with which it comes to life. Rotelli subsequently uses the negative component of the Polaroid precisely as if it was the negative of the film, and is scanned to become a photographic print on cotton paper. But it is the pre-development phase, in which the photographer acts upon the positive part of the film that reveals what is to happen. His photos manifest the desire to assume an appearance different from that with which they have been immortalised, remote from but not in contradiction with what were their origins. The offered sign posits itself as a sudden and casual operation. The signal action inserted on the photographic surface by the artist reveals itself as an energising sign, potential graphic ready to trigger new, unexpected directions. The fragments and remains of gelatine linger on the flatness of the image. Their anchorage is not devoid of consequences. It is precisely this action undergone by the positive part of the film that triggers the vivification of the photographic fabric: at this point the two-dimensionality of the shot makes way for the strength of an almost sculptural tension. The image is moulded and assumes softer and more consistent contours. With unusual hope there arrives imperfection, sought-after, seized, and offered on the photographic paper. It is precisely in the defect, the exception and the imprecision that reside the advantages that enhance Euro Rotelli’s photos. The artist does not seek clarity, he seeks poetry. His is a poetic text that has not been written with words but with images. It’s not necessary to use strident or invasive terms, contorted or hallucinatory prepositions. These are not required. All that’s needed is the shiver, nothing else. The beauty of the human body – male or female, without any possible distinction – is laid bare. The landscape is transformed into a steppe of universally expandable co-ordinates. It is not a desire for description that urges Rotelli to action. He’s not interested in narrating via the lens, but in offering glimpses and portions. The details, offered here with greater generosity, and there reduced to a grainy series of pixels, disclose and attract. Rotelli’s stylistic elegance, consistent in all his works, completes and characterises. This is why there is no difference between the photos of the series Vibrations, where the nudity of the body has a starring role, and those of My country or Laguna. Following development, each immortalised fragment is tinged with its own colours, quite distinct from the real. Rotelli’s photography is not a window on the world, but rather a window from the world onto the imagination. It is as if the realistic datum is splintered by insertion into his photographic process. The colours gradually lose their initial connotation to assume tones that are almost bi/monochromatic, albeit with nuances that are never the same. It’s not necessary to deck out the stage with magnificent scenery or cumbersome architectural backdrops. The figure loses and finds itself independently, without seeking aid from external props. The interpretation offered by the artist – and the interpretation that is offered to the spectator – is liberated from tangible links to the phenomenal world. Euro Rotelli’s camera has the declared intention of entering into the portion of body that is before it. The man enters the scene without being burdened with expectations or responsibilities. He has the choice of action and movement, but also that of stasis and immobility. The body narrated by Rotelli does not have to express itself in an array of gestures or reactions. It does not have to adhere to a written screenplay of rigid aesthetic rules. Rotelli does not photograph to fulfil a breathless pursuit of beauty. The eye of the artist does not demand it, still less his lens. The beautiful and the sublime of a human body yield up all their facets, even the most intimate, only through listening. Text by Marta Casati |
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"Riprendo il soggetto in negativo
bianco e nero che stampo all’ingranditore su Polaroid dopo aver
effettuato un trattamento sulla parte positiva della superficie".
Questo, in sintesi, il procedimento tecnico che Euro Rotelli elabora per
ottenere le immagini raccolte in "Vibrazioni". Una scelta
tecnica precisa e personalizzata, quindi, e una estetico-tematica,
delicata ed impegnativa come il nudo, con la quale si può facilmente
cadere nel banale oppure scivolare nel volgare e nel già visto. Due variabili
che l’autore modella in modo coordinato e coerente, ottenendo
una poetica linguistico-espressiva di taglio leggermente metafisico e di
buon pregio stilistico che intriga e stimola, emotivamente e
culturalmente. La scelta tecnica è stata fondamentale per l’autore
perché con essa egli ha definito l’ambito entro il quale intende
muoversi e indagare fotograficamente; quella del nudo, invece, è una
scelta che ha una motivazione più articolata concettualmente,
sintetizza e rappresenta qualcosa di più intimo che coinvolge
direttamente l’autore, il proprio sentire, ed è lo strumento,
il mezzo scelto attraverso il quale fare delle riflessioni. Euro
Rotelli considera il corpo un veicolo a cui affidarsi per vivere
suggestioni intime e intimistiche: lo "cala" in un contesto
studiato nei particolari elaborando una tessitura poetica che in termini
di narratività è dinamica, raffinata, carica di atmosfere, sensazioni,
pulsioni e, appunto, di "Vibrazioni". Attraverso l’utilizzo dei materiali e delle tecniche di manipolazione, Rotelli trasforma il reale che osserva ed esplora dandogli una valenza nuova che è la coniugazione di una serie di variabili, visibili e non, e, nel contempo, è la risultante di un processo creativo che fonde tecnica e progettualità, ricerca e sperimentazione, analisi e sensibilità. "Fotografare - dice l’artista - significa esprimere me stesso, le mie emozioni e sensazioni che provo davanti a qualcosa che mi affascina, sia esso un paesaggio, una figura umana, un oggetto". Rotelli arriva alla fotografia dalla pittura e alla pittura torna, indirettamente, facendo fotografia. L’autore, infatti, coglie l’immagine, la esamina, e poi interviene su di essa per incidere sul significante dello scatto. Personalizza cioè un concetto, dà personalità a un punto di vista, nella forma e nei contenuti, sostenendo e dando ricchezza al suo stile. Il sistema Polaroid gli permette di governare, costruendola, l’immagine finale, sia nell’approccio iniziale che negli stadi successivi, quelli relativi all’interpretazione e alla definizione della realtà osservata. L’intervento manuale gli permette di influire in modo personale e coinvolgente. Rotelli dà soggettività all’osservato; costruisce atmosfere moderne innervate da una connotazione enigmatica e un tratteggio che ricorda l’arte di Giorgio De Chirico, nel quadro di un contesto che rimanda alla scultura classica e alla poetica fotografica di Bill Brandt. Fausto Raschiatore |
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Fotografo professionista da molti anni, Euro
Rotelli ha sempre dedicato una parte consistente della sua attività
alla ricerca indagando con passione e competenza non solo nel campo del
linguaggio ma anche in quello dei materiali. L’uso della pellicola a
sviluppo immediate Polaroid gli ha consentito di ottenere risultati –
confermati da diversi premi internazionali – di una espressività
particolarmente felice: in queste immagini scattate in diverse città ha
usato un approccio reportagistico ma poi ha trasformato le fotografie in
icone conservate in un contenitore che le impreziosisce.
Roberto Mutti |
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PORTFOLIO |
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“AMERICAN DREAM” |
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CONFRONTI/ARTE A NORD EST. |
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MATERIA DI SOGNO Alessandra Alpegiani |
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UNA MODERNA CLASSICITA'
Guido Cecere |
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La fotografia talvolta è narrazione, documentazione,
e talvolta e' suggestione, evocazione epifanica. In qualche rara
occasione questi due elementi coincidono: la fotografia documenta, ma
nello stesso tempo evoca. È il caso delle fotografie che Euro Rotelli
ha dedicato al Porto Vecchio di Trieste, uno dei grandi depositi di
archeologia industriale di cui il nostro paese dispone. Il luogo ci
riporta agli albori della modernità, al mito del progresso sintetizzato
dall'impiego precoce, nella seconda metà dell'Ottocento,
dell'edificazione in cemento. Nel mito illusorio della modernità la
fotografia ha vissuto a lungo, specie nella sua fase documentaristica.
Rotelli pare esorcizzare questa parentela con l'impiego di un materiale,
la stampa Polaroid, che ha un proprio contenuto onirico nel colore
intenso ma leggermente pastellato; e poi intervenendo manualmente sulle
immagini, quasi a creare una cornice che contraddice l'immagine e la fa
uscire da qualsiasi canone. Chi fotografa il Porto Vecchio di Trieste di
solito effettua letture in chiave melanconica; queste immagini sono
vitali, e l'intervento creativo guarda più a un possibile futuro che
all'elegante ma sterile nostalgia del passato. |
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PHOTOGRAPHY AS A STAGE REPRESENTATION
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Euro Rotelli travaille les volumes, l’espace et le temps. Après avoir figé, gràce à la lumière, la transparence des corps de ses modèles, il en fait une empreinte sculpturale qui nous appelle, d’une facon si particulière, à la contemplation. Jean-Fabien G. Phinera |
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Il segreto per comprendere l’opera di Euro Rotelli
sta tutto nel suo desiderio di comunicare quanto prova dal punto di
vista emozionale.Questo è forse inevitabile per un fotografo
professionista, che con la comunicazione ha sempre a che fare, ma lo è
ancora di più per un autore che è passato attraverso l’esperienza
– poi abbandonata – della pittura per riconoscersi dal punto di
vista espressivo con la polaroid che richiede interventi manuali quasi
pittorici ma che, soprattutto, implica una metodologia basata sull’intuizione
e sull’immediatezza creativa. Euro Rotelli sa muoversi con
disinvoltura attraverso i generi, tanto che risulterebbe difficile
immobilizzarlo nelle definizioni di paesaggista o di interprete della
figura anche se la sua ricerca si è spesso indirizzata verso il nudo,
il paesaggio naturale e quello industriale.In effetti, cio' che
maggiormente colpisce è la sua capacità di interpretare la realta' da
un punto di vista strettamente poetico e questo lo si nota in eguale
misura nella fotografia dell’albero che svetta isolato a interrompere
la linea dell’orizzonte come nell’ironico autoritratto mentre
"stende ad asciugare" un distacco polaroid, nella visione di
una spiaggia solitaria o in quella immagine carica di sottile erotismo
dove il nudo femminile è ridotto a una leggera figura di rara eleganza. Così Euro Rotelli si presenta come fotografo di emozioni. |
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LA SUPERFICIE DEL NUDO |
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Euro Rotelli’s work is concerned with detail and texture. He employs different printing techniques to exaggerate his
observations to great effect. Nudes are seen to desappear behind the
soft blanket of a Polaroid transfer while a knobby gourd is presented
like an ancient treasure. The landscapes repeat natural shapes to create
an abstract tapestry. Euro has a delicacy of vision, which he applies to
all his varied subject matters; making the simple precious and the
mundane hypnotic. Catherine Turner "Photographers Company Gallery" curator |
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Un tempo per i pittori del secondo Ottocento, fu
comune l’interesse per lo sfruttamento della fotografia, utilizzata
soprattutto per cogliere scene di genere, figure, paesaggi "da
memorizzare", rivestendole poi nei piani spaziali che voleva l’artista
Una fotografia pertanto ancora "strumentale" che non aveva
raggiunto il "rango" ormai riconosciutole. L’odierna
evoluzione tecnica è tale da offrire insospettate possibilità che
Rotelli adotta attuando quasi un processo "a ritroso": un
ritorno alla pittura attraverso la fotografia. L’occhio meccanico
"imposta" il soggetto voluto attraverso l’abilità
visualizzatrice del fotografo, ma è il lavoro sulla pellicola che
regala immagini convertite da luci avvolgenti quasi nel
"metafisico". Gli esiti singolari di nudi-cammeo, di tattili
nature morte completano le esperienze intrecciate nel tempo dal nostro
autore. Gilberto Ganzer (director of Art Museum in Pordenone) |
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L’IMPENSABILE VERITA’ Lo sguardo di Euro Rotelli, come quello di Calvino, non induce alla visione diretta, all’incontro frontale. Suo è quello sguardo obliquo che ama attraversare i luoghi in diagonale, che percorre il reale trasversalmente, senza la presunzione di poterne svelare anche l’ultimo segreto. Incantato dalle luminescenze serali, affascinato dal bagliore vitale dei riflessi sull’acqua, Rotelli comunica attraverso un linguaggio indiretto, l’unico che può consentire la trasmissione delle infinite sfaccettature del tempo, che prende forma dalle cose, dimensione dai luoghi. Gli elementi presenti nelle sue opere non definiscono né confermano le cose (come segno e possesso) ma alludono, accennano, indicano, ... come previsioni di eventi appena intravisti o ancora di là da venire. Nel silenzio le sue opere annunciano loro stesse svanendo; respirano nella frammentarietà; desiderano l’abisso. La struttura simbolica presente nelle vedute di mare è dominata dall’assenza. E questa mancanza rende più forte il desiderio, prendendo da esso contemporaneamente origine e forma. Il desiderio stesso prende vita e alimenta il dialogo. La laguna nella sua fragile precarieta', nel limite dei confini mobili, delle sponde sabbiose, dei fondali bassi e fangosi... sa dell’infinito mare, delle onde impreviste, delle correnti, delle coste irraggiungibili, del viaggio e del ritorno. Ma suo è il luogo dell’attesa e della quiete, della malinconia e del riposo. Contenente come ventre di donna, la laguna ospita l’uomo contemporaneo liberandone il pensiero. Per questo ogni punto di vista diviene risorsa, per questo ogni visione è confronto con il possibile e l’ignoto, è fonte di perenne rinnovamento, è ascolto della soggettività che si riconosce con la pluralità, con la voce dell’altro.Il vissuto del "venir meno" del tempo, del morire degli istanti nel presente, non si trasforma in angoscia, non urla la crisi, ma espone l’artista alla necessità di creare significati nuovi, di esprimere l’impensabile verità dell’essere (come dice Pietro Barcellona), di plasmare valori e bellezze che fanno più umana ogni vita. In special modo quella nostra. Alessandra Santin (art critic) |
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EURO ROTELLI – VIBRAZIONI Fausto Raschiatore (art critic) |